Perché è meglio essere un candidato passivo

I candidati passivi sono sempre più ricercati dalle aziende

Il mondo del lavoro è una guerra, e ci sono due modi vincere la guerra della posizione di lavoro migliore e trovare occupazione: uno è la ricerca attiva e l’altro è la ricerca passiva.
Fare ricerca attiva vuol dire che sei attivamente in cerca di lavoro: mandi messaggi, mandi email, invii cv a qualche azienda anche in risposta ad annunci pubblicati su siti, aspetti che qualcuno ti chiami.
Essere passivi nella ricerca, permette di trovare lavoro, senza fare niente, cioè senza fare nessuna delle attività citate nella situazione precedente.
La ricerca passiva, possiamo affermare che è fondata sul networking, perché permette di essere trovato dai selezionatori.
Siete voi che venite trovati dagli HR, grazie ai Database dei portali per il lavoro, ai social personali o sito personale.

La differenza principale sta essenzialmente nell’aggettivo che accompagna la parola candidato, che va ad indicare l’approccio che il professionista ha nella ricerca di lavoro e che può ovviamente condizionare la sua candidate experience.

I candidati attivi

I candidati attivi, possono essere occupati in una posizione lavorativa oppure no. Le motivazioni che li spingono ad essere così attivi possono essere le più disparate:

  • vogliono crescere e migliorare il proprio percorso di carriera
  • vogliono o devono trasferirsi
  • non condividono la cultura dell’azienda in cui lavorano
  • vorrebbero viaggiare di più e il loro lavoro attuale non lo permette
  • sono stati licenziati o sono in cassa integrazione

La ricerca attiva del lavoro si divide in due fasi, tra loro interconnesse:

  • Preparazione e raccolta delle informazioni;
  • Strategia di candidatura.

Se sei un candidato attivo, probabilmente verrai contattato da un’azienda e il tuo potere negoziale non sarà così alto, perché sei tu a proporti all’azienda, ad aver bisogno di cambiare posizione di lavoro, datore di lavoro ecc… Quindi il tuo potere nel tavolo delle trattative sarà più basso.
Nonostante questo devi ricordarti di non sminuirti, di darti un valore reale.

I candidati passivi

I candidati passivi, Sono attivamente impegnati e felici nel ricoprire il loro incarico e NON sono alla ricerca di altre posizioni; sono professionisti che, pur possedendo tutti i requisiti e tutte le competenze necessarie per ricoprire il ruolo descritto nell’annuncio di lavoro, non inoltreranno mai la loro candidatura. Sono generalmente difficili da raggiungere in quanto non utilizzano social (o hanno profili chiusi) ed evitano di pubblicare i loro dati per un contatto diretto.
Candidati passivi non si nasce, ma lo si diventa nel momento in cui un cacciatore di teste inizia a studiare le loro competenze contattando delle conoscenze comuni, guardando ai loro ultimi lavori e analizzando la loro presenza online, prima di tutto attraverso il social network di recruitamento più utilizzato: LinkedIn..
I fari sul ruolo dei candidati passivi si accendono grazie al giusto connubio tra i social media e il personal branding, una vetrina sempre più rilevante anche per questa tipologia di lavoratori.

A questo punto, sarà ben chiaro che se sei un candidato passivo, al tavolo delle trattative il tuo valore sarà maggiore.

Riassumendo: perché conviene essere un candidato passivo:

  • Dimezzi l’ansia delle candidature perché sono le aziende a cercarti (servizio offerto anche da noi)
  • Sei più attraente agli occhi dei recruiter e delle aziende, perché nella selezione, un po’ come in amore, vince chi fugge
  • Hai maggior valore al tavolo delle trattative

Perché i recruiter amano i candidati passivi? Perché un’organizzazione dovrebbe preferire corteggiare le persone attualmente occupate rispetto a persone in cerca di lavoro che rispondono ad un loro annuncio per una posizione per la quale si sentono adatti?

  1. Quando si privilegiano i candidati passivi rispetto a quelli in cerca di lavoro lo si fa perché così il selezionatore non dove preoccuparsi di capire i motivi legati al loro licenziamento o momento di vuoto nello storico lavorativo.
  2. Perché, se qualcuno lavora ora, si da per certo che stia creando del valore per il proprio datore di lavoro.
  3. Perché non stanno investendo delle energie nella ricerca quindi potrebbero risponderti velocemente facendoti impiegare meno tempo, pertanto se accettano di fare un colloquio è per interesse reale verso il ruolo proposto e la tua azienda

In conclusione

La ricerca attiva racchiude solo il 20% delle possibilità di trovare lavoro perchè l’80% non arriva neanche sui motori di ricerca, ma si esaurisce con la ricerca passiva.
La convinzione assoluta è che un buon head hunter debba preferire i cosiddetti “candidati passivi” a discapito di quelli attivi e che i primi siano in possesso di maggiori qualità.
Pensare al mercato del reclutamento con un’ottica “attivo” VS “passivo” significa perdere di vista la visione generale e occludersi grandi opportunità di incontrare persone e candidati dalle potenzialità straordinarie.
Spesso i candidati maggiormente dinamici ed attivi nella ricerca di nuove soluzioni per la propria carriera sono anche più flessibili ed adattabili, maggiormente disponibili ad acquisire nuove nozioni, a formarsi e certamente altrettanto qualificati e più motivati di quelli passivi.
Spesso non è più sufficiente pubblicare offerte di lavoro su un solo portale ma sarà necessario ricorrere a sistemi moderni in grado di offrire profili altamente qualificati.